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L’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus ha sicuramente contribuito a provocare uno stato di crisi e diffuse difficoltà, economiche, civili, sociali e culturali. Colpito il paese al cuore del proprio sistema economico e assistenziale, le vittime del virus si contano tra i lavoratori di ogni settore produttivo, tra dipendenti pubblici e liberi professionisti, oltre che ovviamente tra gli operatori del Sistema Sanitario Nazionale.
Questa situazione porta alla luce le molte problematiche di una linea economica e politica volta sempre maggiormente alla privatizzazione , e al conseguente svilimento di un sistema di sevizi al cittadino pubblici e garantiti, la cui esistenza oggi si rivela non solo necessaria ma vitale.
Oltre ai lavoratori, categoria estremamente colpita dall’emergenza sanitaria è quella degli studenti. I provvedimenti per la tutela della salute sono indubbiamente importanti e necessari, ma il diritto costituzionale all’istruzione non può e non deve essere minato: il Governo ha il dovere di garantire il diritto allo studio ed il sostegno alle famiglie.

L’attuale stato di cose diventa amplificatore delle disparità economiche e delle disuguaglianze tra studenti e tra diversi istituti.
Non tutti gli studenti infatti hanno a disposizione gli strumenti necessari per una gestione ottimale della didattica a distanza: la connessione internet non è un bene di prima necessità, e non è affatto scontato che ogni studente ne benefici, così come dispositivi quali tablet e computer adeguati a seguire le lezioni online non sono in possesso di tutti, oppure non in quantità adeguate a soddisfare le necessità dell’intero nucleo familiare (che può comprendere più di un elemento in età scolare, oltre a lavoratori che necessitano di ausilio tecnologico per telelavoro e “smart working”). Inoltre, l’attivazione di una efficiente e completa didattica a distanza è privilegio di alcuni istituti con maggiori fondi a disposizione, mentre per ancora troppi studenti, videolezioni e attività di supporto didattico non sono garantite. Ciò che il Ministero dell’Istruzione può fare per ovviare al problema, è assicurare in tempi brevi il comodato d’uso di computer e fondi per l’accesso alla rete. Nessuno studente deve ricevere una minore qualità di istruzione per motivi economici, e la scuola pubblica non può diventare veicolo e strumento di disparità e divisioni sociali. Il governo deve inoltre garantire il rimborso delle gite scolastiche, quando queste non possano essere rimandate ad un momento più adeguato. Acconti di 300 o 400 euro non sono trascurabili, soprattutto in una condizione di crisi ed entrate mensili ridimensionate per le famiglie.

Ulteriore problematica che vede protagonista il sistema scolastico riguarda l’esame di maturità.
Tutti gli studenti che dovranno sostenere l’esame di maturità nell’anno scolastico 2020, hanno diritto ad una chiara conoscenza delle modalità di svolgimento, nonché alla garanzia di una preparazione adeguata. Tutti devono avere accesso ad un livello minimo di formazione, determinato in collaborazione con docenti e studenti. Materialmente impossibile è il mantenimento del monte ore minimo obbligatorio per l’alternanza scuola-lavoro, e si riconferma necessaria la cancellazione del test INVALSI come requisito di accesso alla maturità.

Non sono di secondaria importanza le difficoltà di un sistema scolastico ridotto all’osso da anni di tagli all’istruzione pubblica, mentre ad aziende e privati venivano concessi fondi e opportunità di introdursi nel piano di studi. Difficoltà che con ancora maggiore chiarezza emergono durante questo periodo di emergenza.
Il Ministero ha affidato le videolezioni alle grandi aziende di software, assicurando loro grandi profitti, lasciando allo stesso tempo studenti e docenti nel caos e nella disorganizzazione.L’emergenza per il Covid-19 non deve essere l’ennesima occasione per i privati di trarre profitto da un servizio pubblico, minando la garanzia di frequenza e qualità delle lezioni, e questo rischio può essere evitato solo creando una piattaforma online in mano allo Stato, gestita dai professori e a sevizio e beneficio esclusivo degli studenti.

In ultimo, i rischi legati al tenore della pubblica istruzione non finiscono con l’emergenza sanitaria.
Al rientro a scuola, per un completo recupero dell’attività didattica, sono necessari stanziamenti e assunzioni dei docenti precari e a tempo indeterminato, per organizzare attività di supporto agli studenti attraverso corsi di recupero e sostegno. Il diritto di assemblea poi, deve essere rispettato. Ogni consiglio di classe e di istituto deve garantire il dialogo con la componente studentesca, per affrontare la didattica in modo bilanciato alle necessità e alle possibilità di tutti.
L’allerta sanitaria non può diventare l’occasione per attaccare il sistema della Pubblica Istruzione, né per ignorare la voce degli studenti. Nessuno deve essere lasciato indietro. L’istruzione pubblica è un nostro diritto, pretenderne il pieno svolgimento un nostro dovere.

Linda Azzolini

Linda, 20 anni, Lettere Classiche a Bologna (finché dura).
Nella mia giornata perfetta ci sono Tenco, un libro di García Marquez, il mio cane, l’insulina e la militanza.
Aspetto un cambiamento o la Rivoluzione, nel frattempo scrivo perché da qualche parte bisogna pure iniziare.